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Negli ultimi tempi ho avuto davvero poco tempo da dedicare al blog. Già, anche il downshifting richiede tempo ed energie quanto un lavoro (e forse anche più, perché non c’è niente di pre-confezionato!) solo che sono spese meglio e il risultato, spesso, dà più soddisfazione. Mi rendo però conto che agli occhi della maggior parte della gente, a volte, la mia vita viene ridotta a semplice fancazzismo. Amici compresi. E questo un po’ mi dispiace. Soprattutto perché se c’è una cosa che non so fare è non far niente. E chi mi conosce dovrebbe saperlo bene!

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Le idee non hanno prezzo. Non lo dico nel senso che sono di valore inestimabile e preziose ma proprio in senso economico: idee, esperienze e creatività tendono a non essere retribuite, soprattutto di questi tempi di crisi. Quando vado a fare la spesa o in qualsiasi negozio, normalmente pago la merce che mi viene data. Non dico “passerò più avanti a pagarla” o “intanto lo provo/lo uso e poi le faccio sapere” oppure ancora peggio, “prendo questo ma al momento non posso pagarlo, sa, la crisi…” e me ne esco.

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Banksy (credits: http://www.banksy.co.uk)

 

 

Alcune immagini valgono più di mille parole. E’ il caso di La soif du monde (La sete del mondo), ultimo lavoro realizzato dal fotografo e film maker francese - che adoro! - Yann Arthus Bertrand, dedicato all’acqua e che sarà proposto in Francia il 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, il cui tema per il 2012 è Il mondo ha sete perché abbiamo fame.

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Le Giornate internazionali a tema servono a sensibilizzare e a tenere alta l’attenzione su questioni e problemi di portata globale. Il 22 marzo, come ogni anno dal 1993, ricorre la Giornata mondiale all’Acqua, voluta dalla Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinata quest’anno dalla Fao, Food and Agriculture Organization of the United Nations.

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Quando si vuole cambiare qualcosa, molto o tutto della nostra vita, basta cominciare – o tornare – a guardare e sentire le cose in un modo più consapevole, magari anche un po’ anticonvenzionale, che non significa per forza essere  trasgressivi, provocatori o ribelli.O, almeno, non nel senso negativo del termine. Significa rendersi disponibili a nuove possibilità e alternative che solo la curiosità e la passione – troppo spesso schiacciate in un angolo dalla forza della routine e delle abitudini – riescono a vedere e a trovare. Let’s think outside the box!


Dice il saggio (cinese, of course): “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento“. Trovo che queste parole siano adatte a quella resistenza al cambiamento che colgo in questi giorni in Italia attorno al dibattito sul posto fisso. Senza entrare nel merito dell’aspetto politico ed economico, non ne sono all’altezza, mi colpisce l’atteggiamento delle persone. Mezza Italia, o forse più, ha visto la revisione del mercato del lavoro come un’occasione per facili licenziamenti e ha attaccato il premier Monti che, con una battuta, ha definito il posto fisso come monotono o noioso. Dal mio punto di vista, e al di là della semplificazione, ha pure ragione!

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